«Il volto segnato dalle lenti protettive e dalla mascherina indossati per molte ore di seguito durante il suo turno in ospedale, dove sta combattendo il Coronavirus. Questa in foto è Alessia B., infermiera di 23 anni originaria di Grosseto, ma in servizio da sei mesi in un ospedale milanese, ha deciso di mostrarsi ai suoi follower su Instagram, dove il suo scatto è diventato un altro simbolo della lotta dl Covid-19.

Ma ovviamente non c’è solo lei, e leggere le testimonianze del personale sanitario in prima linea in questi giorni, fa venire la pelle d’oca.
“Nessuno si vergogna a dirlo, ma dopo un paio d’ore di lavoro si sente forte il nostro odore, si puzza terribilmente perché siamo dentro a queste tute impermeabili, si suda moltissimo. E non è solo il sudore, è anche la tensione nervosa, che non fa dormire neanche a casa, per chi riesce a tornarci a fine turno”.
“La zona rossa, che ospita i malati di coronavirus, è blindata e delimitata. Non si esce se non dopo 4-5 ore, e durante quel tempo non puoi bere, mangiare, andare in bagno, toccarti la faccia. Non si riesce a parlare bene, per via della maschera. Correre, muoversi… Siamo impacciati dalle tute pesanti e idrorepellenti”.
A tutti loro, per cui il lavoro ormai non c’entra più, si è trasformato in una missione, sento di dover dire il mio più sincero GRAZIE. Se alla fine di questo calvario ci sarà una redenzione, spero che siate i primi a goderne».

(Sabino Zinni)

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