«Non so dove andrò quando questa epidemia sarà finita, ma so che c’è un’altra umanità che si può affacciare all’orizzonte.
Meravigliosa e terribile.
Il “dopo” è una società che mi sostituisce il cuore, mi modifica la faccia,
ma non sa come difendermi da un virus che mi entra in casa attraverso la cosa più bella: un bacio, di un figlio, di un uomo, di una donna, di un amico.
So che il “dopo” sarà diverso per molti di noi. C’è un “dopo” per chi deve inventare una nuova vita per tutti. Città, case, cibi, fabbriche.
C’è un “dopo” che riguarda come dovremo stare fra di noi e, da inguaribile buonista, mi immagino un “dopo” di fratellanza, in cui “mi prendo cura di te” anche se non so chi sei ma so che sei accanto a me, persino se ti trovi lontano diecimila chilometri».
(P. Caldarola)
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«La barca su cui siamo è la stessa, se pure alcuni seduti in postazioni migliori e altri in postazioni peggiori. I pericoli per questa barca sono pericoli per tutti, come anche le gioie. Il “dopo” deve portarci la consapevolezza che si affonda o si raggiunge un approdo tutti insieme»
(Sabino Zinni)

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